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domenica 19 aprile 2015

Amt,Aster, Amiu: i privati ci saranno Tursi approva la nuova delibera

 17 ottobre 2013


 cosa ci dicevano i sindacati, non preoccupatevi l'amt è un'altra storia,loro sono pieni di debiti,noi siamo in pareggio.

balle,siamo tutti nella stessa barca e bisognerebbe unire le forze.
Per il ciclo dei rifiuti la delibera prevede di considerare l'opportunità di "acquisire la partecipazione, non maggioritaria, di un partner al capitale sociale di Amiu SpA in modo da permettere il superamento delle condizioni dell'in house, per garantire nuovi investimenti, il controllo pubblico del servizio, la valorizzazione della realtà industriale".
PALLE,PALLE E PALLE!
 "E' una decisione contrapposta alla volontà popolare della maggioranza dei genovesi che nel luglio 2011 avevano votato nei referendum contro la privatizzazione dei servizi pubblici. Non è vero che Amiu non può assumere perché in house. Infatti la stessa legge stabilisce l'ingresso delle società partecipate nel patto di stabilità a partire dal 2015.La norma è evidentemente
incostituzionale perché tende a forzare gli enti locali verso politiche di svendita di asset pubblici, ma comunque entra in vigore a fine 2015".
i giochi come qualquno dice.......,non sono ancora fatti,però bisogna lottare.
LEGGI TUTTO:
 http://genova.repubblica.it/cronaca/2013/10/17/news/amt_aster_amiu_i_privati_ci_saranno_tursi_approva_la_nuova_delibera-68810221/

cosa è un servizio pubblico ?

Bisogna ritornare ad utilizzare correttamente l’ita
liano: come si può privatizzare un Servizio Pubblico
mantenendone intatte le caratteristiche?
Un servizio è pubblico, infatti, è si utilizzato da
tutti, ma soprattutto coinvolge un “bene comune” cioè di
tutti e quindi indisponibile; di un Bene Comune pos
siamo solo essere custodi per le generazioni future.
Invece compito subliminale della legge Ronchi, ogge
tto del Referendum del Giugno 2011, è stato quellodi
separare l’utilizzo dal possesso comune svuotando d
i fatto il concetto di “Pubblico”.
Tra i tanti servizi pubblici, quelli ambientali han
no una rilevanza particolare poiché oltre ad intervenire su
esigenze primarie della vita delle persone, sfrutta
no anche risorse universalmente riconosciute come beni
comuni dell’umanità. Trascurare questa definizione
politica e sociale porta a considerare il servizioidrico
come una opzione della vita quotidiana, attivabile
in base alle proprie esigenze e alle proprie tasche,come
tanti altri servizi disponibili sul mercato, come a
ndare al Cinema mentre l’accessibilità ad un costo adeguato
alle fonti idriche come ad un qualunque altro Bene
Comune è un Diritto Primario irrinunciabile.
Con la privatizzazione del Servizio, assegnato al G
estore dall’A. T. O. tramite apposita Convenzione,si apre
la partecipazione a queste Società di Gestione a So
ci Privati il cui unico scopo è quello di massimizzare il
profitto del loro investimento ed in taluni casi co
me già evidenziato, gli azionisti sono Fondi di Inv
estimento
con sede in paradisi fiscali

L’Antidoto al veleno

L’antidoto, la risposta anche a questo stato di cos
e, davanti alla degenerazione della (anti)politica dei
Partiti, siamo Noi attraverso l‘esercizio della Cit
tadinanza Attiva.
Esercitare la Cittadinanza Attiva vuol dire attuare
ciò che Giuseppe Dossetti voleva far entrare nella
Costituzione (intervento del 21 novembre 1946), rip
rendendo dal Diritto Romano l’esercizio del “Diritto di resistenza".
Diceva Dossetti (e lo trascrivo per non sbagliare):
“La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri
pubblici che violano le libertà fondamentali e i di
ritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto  e dovere di ogni cittadino".
Anche su queste parole, su questo manifesto della
dignità del cittadino davanti al
degrado delle Istituzioni, nasce il Movimento 5 Stelle.
Cittadinanza Attiva vuol dire molte cose, vuol dire
fare Rete con e tra le molteplici Associazioni e i cittadini
che si battono contro il degrado dell’ambiente, per
la difesa del territorio e del paesaggio, per l’acqua
pubblica, vuol dire contrastare anche con la Class
Action la devastazione barbarica che fanno dei nostri
Diritti sanciti dalla Costituzione, ma vuol dire an
che inseguire le informazioni, fare informazione e
condividere analisi e consapevolezze sulla Rete sfr
uttando al massimo le potenzialità del Network per
supplire alla stagnazione attuale. Vuol dire non ac
contentarsi dell’Indignarsi, della lamentela delle raccolte
di firme e degli appelli, tutti atti importanti, ma
impegnare tempo ed energie, noi diciamo “Cosa sei
disposto a fare?”, Beppe dice “dovete rischiare del
vostro”, per far esplodere le contraddizioni insite in
questa logica che salda potere politico ed affari,
fra dettato costituzionale e le leggi che lo ignorano e lo
violentano, fra legge e “deroga”, fra le regole e l
e eccezioni, fra il Diritto ed il Favore.
Resta quindi un solo soggetto, nella commistione tr
a maggioranze ed opposizioni comunque composte, in
grado di rivendicare il Pubblico Interesse e quindi
i Diritti delle future generazioni sui “beni comuni",visti
come fondamento della democrazia repubblicana e quel soggetto siamo noi,i cittadini attivi.


IREN S. P. A. Una società per i cittadini o una società per l’(an ti)politica?



“La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri
pubblici che violano le libertà fondamentali e i
diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino.
 AMIU
Altrettanto interessante e preoccupante per alcuni
versi, è l’ultimissima novità di Doria riguardo la
situazione di Scarpino
: il ciclo a freddo come dichiarato è direttamente
sostenibile da AMIU della cui
futura privatizzazione se ne parla liberamente tra
i Dirigenti. Potrebbe quindi essere portato in dote
nella nuova Super MultiUtility sia in termini diche in termini di tecnologia acquisita.


Chi sono i soci di IREN?
1)
Finanziaria Sviluppo Utilities S.r.l. (FSU)
con sede a Genova, è la società controllata al 50% dal
Comune di Torino e al 50% dal Comune di Genova che d
etiene una partecipazione del 33,30 % in
IREN S.p.A.
(già IRIDE S.p.A.) (35,96% del capitale sociale rap
presentato da azioni con diritto di voto) la multiutility
quotata leader nel Nord-Ovest che opera nei settori
dell’energia elettrica, del gas, del teleriscaldam
ento, dei
servizi idrici e energetici.

2)
PICTET ASSET MANAGEMENT LTD
Pictet & Cie, con sede a Ginevra Route des Acacias
60 CH-1211
Geneva 73, è considerata una delle maggiori banche
di gestione patrimoniale indipendenti d’Europa. La
Banca distribuisce in tutto il mondo una vasta gamm
a specializzata di oltre 100 fondi di investimento,
molti
dei quali sono stati premiati da primarie pubblicaz
ioni del settore e agenzie di rating per le loro
performance.
Quindi il Gruppo gestisce il proprio azionariato at
traverso la collocazione di Fondi di
investimento e chi è il vero proprietario delle azi
oni non è noto.
3)
FINANZIARIA CITTÀ DI TORINO
holding in capo al Comune di Torino
 A questa finanziaria il Comune di
Torino conferisce la proprietà di alcuni asset comu
nali per poi proseguire con parziali privatizzazioni
4)
INVESTITORE RETAIL
È un operatore in beni di investimento che si muov
e per conto proprio,
investendo il proprio patrimonio senza avvalersi de
ll'intermediazione gestionale di altri soggetti. In
allegato
A da pag 4 a pag 6 l’elenco dei Fondi di investimen
ti che hanno partecipazioni in IREN.
Tra questi, se non
c’è stata una cessione post referendum, va citato i
l Fondo Amber Capital con sede alle Isole Cayman già
oggetto di diverse interrogazioni,
Quindi per capirci: IREN conosce tutti i suoi soci?
Chi c’è dietro questi Fondi? A chi vanno i profitt
i di IREN
che, fino a prova contraria, è al 51% pubblica?
Per inciso sulla vicenda c’è già stata un’interroga
zione da
parte di Antonio Bruno e di Manuela Cappello.
 Statuto IREN 
 A norma dell’ART. 10 Limiti al possesso azionario e
identificazione degli azionisti: 

10.4 La società può richiedere agli intermediari, t
ramite la società di gestione accentrata delle proprie
azioni, i dati identificativi degli azionisti unita
mente al numero di azioni registrate nei loro conti
ad una
determinata data.
Va osservato peraltro che il fatto di detenere il 5
1% di una società partecipata non è affatto, per i soci
pubblici, garanzia di influire effettivamente sulle
scelte strategiche di gestione, sia perché il potere
decisionale passa attraverso meccanismi di know-how
che anno dopo anno, a partire dalla privatizzazione,
gli enti locali giocoforza perdono, sia perché l’au
tonomia dell’ente è molto limitata dal rispetto delle
condizioni poste al momento dell’ingresso del socio
privato (ad esempio, nel bando di gara) e, con essa,
sono limitate le possibilità di perseguire effettiv
amente il pubblico interesse. 

Qualche domanda.
62
Si assiste alla
“trasformazione del ceto politico locale in una asso
ciazione di capitalisti, che detiene e
gestisce società multinazionali impegnate a fare pr
ofitti dovunque nel mondo”;
era questo il compito che i vari consigli comunali
e/o provinciali avevano affidato alle Multi utility
?
Perché i servizi essenziali per il cittadino come i
rifiuti o l’acqua sono gestite da società esterne
e non
direttamente dai Comuni?
Perché i costi di amministratori delegati, consigli
eri di amministrazione, presidenti, eccetera, eccet
era, di
queste multiutility sono scaricati sulla comunità s
otto forma di aumento delle tariffe?
Perché quotare in Borsa società che operano in regi
me di sostanziale monopolio partecipate dagli stessi
clienti a cui forniscono i servizi?
Se queste multiutility dovessero fallire i debiti c
hi li pagherà? I Comuni già indebitati? Al posto delle
economie di scala, i maxi
debiti di scala ?
 LEGGI TUTTO:

Le utility tornano a investire

 ecco perche' ci vogliono assorbire.
Utilitalia, la nuova associazione frutto dalla fusione di Federutility (energia, gas e acqua) e Federambiente (igiene ambientale).
 La crisi, si diceva, si è fatta sentire anche tra i ”grandi”, tagliando nel 2013 il fatturato (125,1 miliardi di euro, appunto) dell’1,3 per cento rispetto all’anno prima. La flessione è figlia diretta della contrazione dei consumi, e per questo si concentra nei conti dei principali gruppi energetici e di alcune multiutility del Nord, dove la componente legata all’energia copre una quota importante dell’attività. Diverso è il caso dell’ambiente, per quel che riguarda sia il ciclo dei rifiuti sia il sistema idrico integrato, dove la componente tariffaria garantisce entrate stabili o in lieve aumento.
LEGGI TUTTO:
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2015-02-04/le-utility-tornano-investire-063742.shtml?uuid=ABVMz9oC

L'«in house» evita il blocco in busta

Le società affidatarie in house di servizi pubblici locali devono adottare i criteri del pubblico impiego per il reclutamento e disciplinare, con un proprio provvedimento interno, il loro contributo al rispetto dei limiti previsti per assunzioni e spesa di personale dell'ente controllante, ma non sono obbligate al congelamento di contratti e retribuzioni individuali che riguarda le amministrazioni pubbliche e le società inserite nell'elenco Istat per il consolidato della Pa. I contratti nazionali di settore continuano ad applicarsi, mentre i decentrati devono essere compatibili con i vincoli finanziari.
LEGGI TUTTO:
 http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-05-30/house-evita-blocco-busta-064343.shtml?uuid=AbGfsZ0H

Sui rifiuti la minaccia delle gare al massimo ribasso

Il più forte slancio verso la liberalizzazione dei servizi pubblici di igiene ambientale potrebbe venire non dalle specifiche norme, da troppi anni all'attenzione della politica, ma dalle necessità incombenti, sospinte dalla crisi economica, dal mercato e dall'opinione pubblica.
Una sorta di "combinato disposto", insomma, potrebbe indurre i Comuni italiani ad accelerare il processo di liberalizzazione per puro stato di necessità. I fattori da considerare sono tre ed interagenti nella convergenza al risultato:

leggi tutto: 
 http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-07-16/rifiuti-minaccia-gare-massimo-064402.shtml?uuid=AbWrYU8F

sabato 18 aprile 2015

SCIOPERO LAVORATORI AMIU DEL 20/04/15








Amiu, i sindacati vogliono rinviare sciopero ma i lavoratori dicono no: lunedì stop alla raccolta dei rifiuti e corteo fino a Tursi


   ieri assemblea in sala chiamata: i lavoratori bocciano la mozione sindacale sul rinvio della manifestazione

Genova. Lavoratori contro i sindacati. E’ successo ieri mattina alla sala chiamata al porto in un’assemblea che era stata chiesta da una parte dei lavoratori di Amiu dopo che i sindacati avevano autonomamente deciso di rinviare lo sciopero previsto per lunedì 20.
aggiunta :“alla faccia della democrazia”
La decisione di sindacati e rsu era arrivata dopo che il neoassessore all’ambiente di Tursi Italo Porcile, appena insediatosi, aveva deciso di incontrare i sindacati dell’azienda partecipata di sua competenza.
Ma i lavoratori che hanno partecipato all’assemblea (circa 250 su 1600 dipendenti) hanno votato contro la decisione delle rsu AGGIUNTA : "SOPRATUTTO DEI SINDACATI" e hanno ribadito lo sciopero di lunedì, con stop alla raccolta per l’intero turno e un corteo che dalla Volpara arriverà fin sotto Tursi.
I lavoratori sono preoccupati per la situazione di estrema incertezza che sta vivendo un’azienda che fino a un anno e mezzo fa si poteva considerare il fiore all’occhiello delle partecipate, almeno dal punto di vista del fatturato. Ora tra inchieste giudiziarie, discarica chiusa, incertezza sulla realizzazione dei nuovi impianti e voci sempre più insistenti di un arrivo di Iren con partner industriale, il futuro preoccupa e per la prima volta una parte dei lavoratori ha scavalcato i loro rappresentanti.
“Abbiamo una discarica chiusa che era l’unica risorsa che produceva reddito e in compenso spendiamo 100 mila euro al giorno per portare i rifiuti fuori regione” dice un lavoratore. A preoccupare i dipendenti ci sono anche le discusse Linee guida sul personale delle partecipate, che potrebbero portare a un taglio agli integrativi in busta per tutti i dipendenti delle aziende di Tursi. Dopo l’ultimo sciopero di novembre, a cui erano seguiti alcuni incontri “interlocutori” in Regione e Comune, lunedì i lavoratori torneranno a far sentire la loro voce.

come potete constatare dall'articolo,ci sono due diverse idee di fondo :
1) : una parte dei lavoratori crede ancora in un mantenimento pubblico dell'azienda "ragionando sulla creazione di un'azienda speciale come proposto dal forum dei beni comuni",sia per la salvaguardia dei  posti di lavoro,sia per una scelta della volontà popolare fatta col referendum del 2011 sul primo quesito "servizi pubblici locali di rilevanza economica".
2) : i sindacati
e una parte consistente dei lavoratori "per l'inerzia dei sindacati", che si sono rassegnati al decorso degli eventi.

chiedo ai cittadini che hanno a cuore i beni comuni della città di presidiare davanti a tursi per ribadire al sindaco di rispettare la volontà popolare del referendum del 2011. 
la corte costituzionale ha stabilito che : 
« L’affidamento ai privati è una facoltà e non un obbligo. »

 
I referendum abrogativi del 2011 si sono tenuti in Italia il 12 e 13 giugno 2011[1].
L'elettore ha avuto la facoltà di votare per uno o alcuni dei quesiti referendari. Affinché ciascuno dei quattro referendum fosse valido, era richiesta la partecipazione al voto, per il rispettivo quesito, del 50% più uno degli aventi diritto. Con la maggioranza di SÌ sono state abrogate le norme sottoposte a referendum. Se avesse ottenuto la maggioranza il NO, sarebbero rimaste in vigore le norme oggetto del quesito.
Gli elettori chiamati al voto erano 47 118 352 (22 604 349 di sesso maschile e 24 514 003 di sesso femminile), più 3 300 496 elettori residenti all'estero. Il quorum da raggiungere per la validità della consultazione era del 50% più uno degli aventi diritto, cioè 25 209 425 elettori, quorum poi raggiunto con il totale del: 54,81% (primo quesito), 54,82% (secondo quesito), 54,79% (terzo quesito), 54,78% (quarto quesito) dei residenti in Italia e dei residenti all'estero[1].

L'iniziativa referendaria

I due quesiti sui servizi idrici derivano da un'iniziativa civica promossa dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua[2], una rete che raggruppa varie associazioni e supportata esternamente dai principali partiti politici della sinistra radicale e dall'aera ambientalistia[3]. I referendum sull'energia nucleare e sul legittimo impedimento sono stati promossi su iniziativa dell'Italia dei Valori.
 
Testo del primo quesito[6]
Volete voi che sia abrogato l'art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria», convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante «Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia», e dall'art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante «Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea», convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?

Posizione delle principali forze politiche

Partiti rappresentati in Parlamento




Partito Primo quesito Secondo quesito Terzo quesito Quarto quesito Fonti
Alleanza per l'Italia NO NO [24][25][26]
Futuro e Libertà per l'Italia libertà di voto libertà di voto libertà di voto libertà di voto [27][28]
Italia dei Valori [29]
Lega Nord libertà di voto libertà di voto libertà di voto libertà di voto [30]
Movimento per le Autonomie [31]
Partito Democratico [32]
Popolo della Libertà astensione astensione astensione astensione [22][33][34]
Radicali Italiani libertà di voto libertà di voto [35]
SVP [36]
Union Valdôtaine libertà di voto [37]
Unione di Centro NO NO libertà di voto



Partiti senza rappresentanti in Parlamento

Partito Primo quesito Secondo quesito Terzo quesito Quarto quesito Fonti
Federazione della Sinistra [41]
Fiamma Tricolore libertà di voto astensione [42]
Forza Nuova [43]
La Destra astensione [44]
Movimento 5 Stelle [45]
Partito Comunista dei Lavoratori [46]
Partito Socialista Italiano [47]
Partito Pensionati [48]
Sinistra Critica [49]
Sinistra Ecologia Libertà [50]
Verdi



Cariche istituzionali

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che avrebbe partecipato ai referendum: Io sono un elettore che fa sempre il suo dovere. Non ha espresso intenzioni di voto[52].
Il presidente del Senato Renato Schifani ha sottolineato la "sacralità" di ogni forma di partecipazione democratica e che si sarebbe recato a votare nella sua città, Palermo[53].
Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dichiarato che sarebbe andato a votare[54].
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dichiarato che non sarebbe andato a votare[55].

Affluenza alle urne

L'affluenza alle urne considerata è relativa agli elettori presenti sul territorio italiano.

12 giugno, ore 12:00 12 giugno, ore 19:00 12 giugno, ore 22:00 13 giugno, definitiva Fonte
Primo quesito 11,65 % 30,34 % 41,13% 57,04% [56]
Secondo quesito 11,65 % 30,34 % 41,14% 57,05% [57]
Terzo quesito 11,64 % 30,32 % 41,11% 57,01% [58]
Quarto quesito 11,65 % 30,33 % 41,10% 57,00%



Esito

Primo quesito

[60] Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione. Promosso dal comitato referendario "2 Sì per l'Acqua Bene Comune".

totale percentuale (%)
Elettori
50 594 868


Votanti
27 637 945
54,81 %
(su n. elettori)
Quorum raggiunto
Schede bianche
289 325
1,04 %
(su n. votanti)

Voti nulli
147 205
0,53 %
(su n. votanti)

contestate e non assegnate
548
0,00 %
(su n. votanti)



Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA
 
25 935 372
95,35 %
RISPOSTA NEGATIVA
 No
1 265 495
4,65 %
Totale voti validi

27 200 867
100%






 Liguria 59,45% Sì 95,7%
No 4,3%
Sì 96,2%
No 3,8%
Sì 94,0%
No 6,0%
Sì 95,0%
No 5,0%



Abrogazione delle norme

Le norme oggetto di referendum sono state formalmente abrogate con decorrenza 21 luglio 2011 da quattro D.P.R. promulgati il 18 luglio 2011, rispettivamente n. 113, 116, 114 e 115[61].
Tuttavia, l'articolo 4 del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138[62], approvato dal Governo Berlusconi, pur con diversa formulazione, va a reintrodurre le norme abrogate dal primo quesito, escludendo però, oltre ai servizi che già non vi rientravano (distribuzione di gas naturale, distribuzione di energia elettrica, servizio di trasporto ferroviario regionale, gestione di farmacie comunali), anche il servizio idrico integrato che è stato il principale oggetto della campagna referendaria.
Il 20 luglio 2012 la Corte costituzionale ha giudicato incostituzionale l'articolo 4 della legge 138/11[63] (di cui sopra) con la seguente motivazione:
« [La legge] viola il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall’articolo 75 della Costituzione »
e ancora:
« Nonostante l’esclusione dall’ambito di applicazione della nuova disciplina del servizio idrico integrato risulta evidente l’analogia, talora la coincidenza, della norma impugnata rispetto a quella abrogata dal voto popolare, nonché l’identità della ‘ratio’ ispiratrice. Tenuto, poi, conto del fatto che l’intento abrogativo espresso con il referendum riguardava pressoché tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica non può ritenersi che l’esclusione del servizio idrico integrato, dal novero dei servizi pubblici locali ai quali una simile disciplina si applica, sia satisfattiva della volontà espressa attraverso la consultazione popolare. »
e infine:
« L’affidamento ai privati è una facoltà e non un obbligo. »
La Corte stabilì inoltre che questa sentenza annulla anche le disposizioni contenute nel primo pacchetto di riforme economiche del marzo 2012 (cresci-Italia)[64] volute dal Governo Monti in materia di privatizzazioni[65][66].
La sentenza potrebbe annullare alcuni provvedimenti nella successiva legge di riordino della spesa pubblica (spending review) del luglio 2012, sempre voluta dal governo Monti[67][68].