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sabato 18 aprile 2015

SCIOPERO LAVORATORI AMIU DEL 20/04/15








Amiu, i sindacati vogliono rinviare sciopero ma i lavoratori dicono no: lunedì stop alla raccolta dei rifiuti e corteo fino a Tursi


   ieri assemblea in sala chiamata: i lavoratori bocciano la mozione sindacale sul rinvio della manifestazione

Genova. Lavoratori contro i sindacati. E’ successo ieri mattina alla sala chiamata al porto in un’assemblea che era stata chiesta da una parte dei lavoratori di Amiu dopo che i sindacati avevano autonomamente deciso di rinviare lo sciopero previsto per lunedì 20.
aggiunta :“alla faccia della democrazia”
La decisione di sindacati e rsu era arrivata dopo che il neoassessore all’ambiente di Tursi Italo Porcile, appena insediatosi, aveva deciso di incontrare i sindacati dell’azienda partecipata di sua competenza.
Ma i lavoratori che hanno partecipato all’assemblea (circa 250 su 1600 dipendenti) hanno votato contro la decisione delle rsu AGGIUNTA : "SOPRATUTTO DEI SINDACATI" e hanno ribadito lo sciopero di lunedì, con stop alla raccolta per l’intero turno e un corteo che dalla Volpara arriverà fin sotto Tursi.
I lavoratori sono preoccupati per la situazione di estrema incertezza che sta vivendo un’azienda che fino a un anno e mezzo fa si poteva considerare il fiore all’occhiello delle partecipate, almeno dal punto di vista del fatturato. Ora tra inchieste giudiziarie, discarica chiusa, incertezza sulla realizzazione dei nuovi impianti e voci sempre più insistenti di un arrivo di Iren con partner industriale, il futuro preoccupa e per la prima volta una parte dei lavoratori ha scavalcato i loro rappresentanti.
“Abbiamo una discarica chiusa che era l’unica risorsa che produceva reddito e in compenso spendiamo 100 mila euro al giorno per portare i rifiuti fuori regione” dice un lavoratore. A preoccupare i dipendenti ci sono anche le discusse Linee guida sul personale delle partecipate, che potrebbero portare a un taglio agli integrativi in busta per tutti i dipendenti delle aziende di Tursi. Dopo l’ultimo sciopero di novembre, a cui erano seguiti alcuni incontri “interlocutori” in Regione e Comune, lunedì i lavoratori torneranno a far sentire la loro voce.

come potete constatare dall'articolo,ci sono due diverse idee di fondo :
1) : una parte dei lavoratori crede ancora in un mantenimento pubblico dell'azienda "ragionando sulla creazione di un'azienda speciale come proposto dal forum dei beni comuni",sia per la salvaguardia dei  posti di lavoro,sia per una scelta della volontà popolare fatta col referendum del 2011 sul primo quesito "servizi pubblici locali di rilevanza economica".
2) : i sindacati
e una parte consistente dei lavoratori "per l'inerzia dei sindacati", che si sono rassegnati al decorso degli eventi.

chiedo ai cittadini che hanno a cuore i beni comuni della città di presidiare davanti a tursi per ribadire al sindaco di rispettare la volontà popolare del referendum del 2011. 
la corte costituzionale ha stabilito che : 
« L’affidamento ai privati è una facoltà e non un obbligo. »

 
I referendum abrogativi del 2011 si sono tenuti in Italia il 12 e 13 giugno 2011[1].
L'elettore ha avuto la facoltà di votare per uno o alcuni dei quesiti referendari. Affinché ciascuno dei quattro referendum fosse valido, era richiesta la partecipazione al voto, per il rispettivo quesito, del 50% più uno degli aventi diritto. Con la maggioranza di SÌ sono state abrogate le norme sottoposte a referendum. Se avesse ottenuto la maggioranza il NO, sarebbero rimaste in vigore le norme oggetto del quesito.
Gli elettori chiamati al voto erano 47 118 352 (22 604 349 di sesso maschile e 24 514 003 di sesso femminile), più 3 300 496 elettori residenti all'estero. Il quorum da raggiungere per la validità della consultazione era del 50% più uno degli aventi diritto, cioè 25 209 425 elettori, quorum poi raggiunto con il totale del: 54,81% (primo quesito), 54,82% (secondo quesito), 54,79% (terzo quesito), 54,78% (quarto quesito) dei residenti in Italia e dei residenti all'estero[1].

L'iniziativa referendaria

I due quesiti sui servizi idrici derivano da un'iniziativa civica promossa dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua[2], una rete che raggruppa varie associazioni e supportata esternamente dai principali partiti politici della sinistra radicale e dall'aera ambientalistia[3]. I referendum sull'energia nucleare e sul legittimo impedimento sono stati promossi su iniziativa dell'Italia dei Valori.
 
Testo del primo quesito[6]
Volete voi che sia abrogato l'art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria», convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante «Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia», e dall'art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante «Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea», convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?

Posizione delle principali forze politiche

Partiti rappresentati in Parlamento




Partito Primo quesito Secondo quesito Terzo quesito Quarto quesito Fonti
Alleanza per l'Italia NO NO [24][25][26]
Futuro e Libertà per l'Italia libertà di voto libertà di voto libertà di voto libertà di voto [27][28]
Italia dei Valori [29]
Lega Nord libertà di voto libertà di voto libertà di voto libertà di voto [30]
Movimento per le Autonomie [31]
Partito Democratico [32]
Popolo della Libertà astensione astensione astensione astensione [22][33][34]
Radicali Italiani libertà di voto libertà di voto [35]
SVP [36]
Union Valdôtaine libertà di voto [37]
Unione di Centro NO NO libertà di voto



Partiti senza rappresentanti in Parlamento

Partito Primo quesito Secondo quesito Terzo quesito Quarto quesito Fonti
Federazione della Sinistra [41]
Fiamma Tricolore libertà di voto astensione [42]
Forza Nuova [43]
La Destra astensione [44]
Movimento 5 Stelle [45]
Partito Comunista dei Lavoratori [46]
Partito Socialista Italiano [47]
Partito Pensionati [48]
Sinistra Critica [49]
Sinistra Ecologia Libertà [50]
Verdi



Cariche istituzionali

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che avrebbe partecipato ai referendum: Io sono un elettore che fa sempre il suo dovere. Non ha espresso intenzioni di voto[52].
Il presidente del Senato Renato Schifani ha sottolineato la "sacralità" di ogni forma di partecipazione democratica e che si sarebbe recato a votare nella sua città, Palermo[53].
Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dichiarato che sarebbe andato a votare[54].
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dichiarato che non sarebbe andato a votare[55].

Affluenza alle urne

L'affluenza alle urne considerata è relativa agli elettori presenti sul territorio italiano.

12 giugno, ore 12:00 12 giugno, ore 19:00 12 giugno, ore 22:00 13 giugno, definitiva Fonte
Primo quesito 11,65 % 30,34 % 41,13% 57,04% [56]
Secondo quesito 11,65 % 30,34 % 41,14% 57,05% [57]
Terzo quesito 11,64 % 30,32 % 41,11% 57,01% [58]
Quarto quesito 11,65 % 30,33 % 41,10% 57,00%



Esito

Primo quesito

[60] Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione. Promosso dal comitato referendario "2 Sì per l'Acqua Bene Comune".

totale percentuale (%)
Elettori
50 594 868


Votanti
27 637 945
54,81 %
(su n. elettori)
Quorum raggiunto
Schede bianche
289 325
1,04 %
(su n. votanti)

Voti nulli
147 205
0,53 %
(su n. votanti)

contestate e non assegnate
548
0,00 %
(su n. votanti)



Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA
 
25 935 372
95,35 %
RISPOSTA NEGATIVA
 No
1 265 495
4,65 %
Totale voti validi

27 200 867
100%






 Liguria 59,45% Sì 95,7%
No 4,3%
Sì 96,2%
No 3,8%
Sì 94,0%
No 6,0%
Sì 95,0%
No 5,0%



Abrogazione delle norme

Le norme oggetto di referendum sono state formalmente abrogate con decorrenza 21 luglio 2011 da quattro D.P.R. promulgati il 18 luglio 2011, rispettivamente n. 113, 116, 114 e 115[61].
Tuttavia, l'articolo 4 del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138[62], approvato dal Governo Berlusconi, pur con diversa formulazione, va a reintrodurre le norme abrogate dal primo quesito, escludendo però, oltre ai servizi che già non vi rientravano (distribuzione di gas naturale, distribuzione di energia elettrica, servizio di trasporto ferroviario regionale, gestione di farmacie comunali), anche il servizio idrico integrato che è stato il principale oggetto della campagna referendaria.
Il 20 luglio 2012 la Corte costituzionale ha giudicato incostituzionale l'articolo 4 della legge 138/11[63] (di cui sopra) con la seguente motivazione:
« [La legge] viola il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall’articolo 75 della Costituzione »
e ancora:
« Nonostante l’esclusione dall’ambito di applicazione della nuova disciplina del servizio idrico integrato risulta evidente l’analogia, talora la coincidenza, della norma impugnata rispetto a quella abrogata dal voto popolare, nonché l’identità della ‘ratio’ ispiratrice. Tenuto, poi, conto del fatto che l’intento abrogativo espresso con il referendum riguardava pressoché tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica non può ritenersi che l’esclusione del servizio idrico integrato, dal novero dei servizi pubblici locali ai quali una simile disciplina si applica, sia satisfattiva della volontà espressa attraverso la consultazione popolare. »
e infine:
« L’affidamento ai privati è una facoltà e non un obbligo. »
La Corte stabilì inoltre che questa sentenza annulla anche le disposizioni contenute nel primo pacchetto di riforme economiche del marzo 2012 (cresci-Italia)[64] volute dal Governo Monti in materia di privatizzazioni[65][66].
La sentenza potrebbe annullare alcuni provvedimenti nella successiva legge di riordino della spesa pubblica (spending review) del luglio 2012, sempre voluta dal governo Monti[67][68].



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