ecco perche' ci vogliono assorbire.
Utilitalia, la nuova associazione frutto dalla fusione di Federutility
(energia, gas e acqua) e Federambiente (igiene ambientale).
La crisi, si diceva, si è fatta sentire anche tra i ”grandi”, tagliando
nel 2013 il fatturato (125,1 miliardi di euro, appunto) dell’1,3 per
cento rispetto all’anno prima. La flessione è figlia diretta della
contrazione dei consumi, e per questo si concentra nei conti dei
principali gruppi energetici e di alcune multiutility del Nord, dove la
componente legata all’energia copre una quota importante dell’attività.
Diverso è il caso dell’ambiente, per quel che riguarda sia il ciclo dei
rifiuti sia il sistema idrico integrato, dove la componente tariffaria
garantisce entrate stabili o in lieve aumento.
LEGGI TUTTO:
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2015-02-04/le-utility-tornano-investire-063742.shtml?uuid=ABVMz9oC
A due anni dal referendum, disatteso il voto di 26 milioni di italiani. E i profitti dei privati sui servizi idrici sono tornati. Ostacolati da pochi sindaci e dalla rivolta dei comitati. Mentre il Pd si spacca.
domenica 19 aprile 2015
L'«in house» evita il blocco in busta
Le società affidatarie in house di servizi pubblici locali devono
adottare i criteri del pubblico impiego per il reclutamento e
disciplinare, con un proprio provvedimento interno, il loro contributo
al rispetto dei limiti previsti per assunzioni e spesa di personale
dell'ente controllante, ma non sono obbligate al congelamento di
contratti e retribuzioni individuali che riguarda le amministrazioni
pubbliche e le società inserite nell'elenco Istat per il consolidato
della Pa. I contratti nazionali di settore continuano ad applicarsi,
mentre i decentrati devono essere compatibili con i vincoli finanziari.
LEGGI TUTTO:
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-05-30/house-evita-blocco-busta-064343.shtml?uuid=AbGfsZ0H
LEGGI TUTTO:
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-05-30/house-evita-blocco-busta-064343.shtml?uuid=AbGfsZ0H
Sui rifiuti la minaccia delle gare al massimo ribasso
Il più forte slancio verso la liberalizzazione dei servizi pubblici di
igiene ambientale potrebbe venire non dalle specifiche norme, da troppi
anni all'attenzione della politica, ma dalle necessità incombenti,
sospinte dalla crisi economica, dal mercato e dall'opinione pubblica.
Una sorta di "combinato disposto", insomma, potrebbe indurre i Comuni italiani ad accelerare il processo di liberalizzazione per puro stato di necessità. I fattori da considerare sono tre ed interagenti nella convergenza al risultato:
leggi tutto:
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-07-16/rifiuti-minaccia-gare-massimo-064402.shtml?uuid=AbWrYU8F
Una sorta di "combinato disposto", insomma, potrebbe indurre i Comuni italiani ad accelerare il processo di liberalizzazione per puro stato di necessità. I fattori da considerare sono tre ed interagenti nella convergenza al risultato:
leggi tutto:
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-07-16/rifiuti-minaccia-gare-massimo-064402.shtml?uuid=AbWrYU8F
sabato 18 aprile 2015
SCIOPERO LAVORATORI AMIU DEL 20/04/15

Amiu, i sindacati vogliono rinviare sciopero ma i lavoratori dicono no: lunedì stop alla raccolta dei rifiuti e corteo fino a Tursi
ieri assemblea in sala chiamata: i lavoratori bocciano la mozione sindacale sul rinvio della manifestazione
aggiunta :“alla faccia della democrazia”
La decisione di sindacati e rsu era arrivata dopo che il neoassessore all’ambiente di Tursi Italo Porcile, appena insediatosi, aveva deciso di incontrare i sindacati dell’azienda partecipata di sua competenza.
Ma i lavoratori che hanno partecipato all’assemblea (circa 250 su 1600 dipendenti) hanno votato contro la decisione delle rsu AGGIUNTA : "SOPRATUTTO DEI SINDACATI" e hanno ribadito lo sciopero di lunedì, con stop alla raccolta per l’intero turno e un corteo che dalla Volpara arriverà fin sotto Tursi.
I lavoratori sono preoccupati per la situazione di estrema incertezza che sta vivendo un’azienda che fino a un anno e mezzo fa si poteva considerare il fiore all’occhiello delle partecipate, almeno dal punto di vista del fatturato. Ora tra inchieste giudiziarie, discarica chiusa, incertezza sulla realizzazione dei nuovi impianti e voci sempre più insistenti di un arrivo di Iren con partner industriale, il futuro preoccupa e per la prima volta una parte dei lavoratori ha scavalcato i loro rappresentanti.
“Abbiamo una discarica chiusa che era l’unica risorsa che produceva reddito e in compenso spendiamo 100 mila euro al giorno per portare i rifiuti fuori regione” dice un lavoratore. A preoccupare i dipendenti ci sono anche le discusse Linee guida sul personale delle partecipate, che potrebbero portare a un taglio agli integrativi in busta per tutti i dipendenti delle aziende di Tursi. Dopo l’ultimo sciopero di novembre, a cui erano seguiti alcuni incontri “interlocutori” in Regione e Comune, lunedì i lavoratori torneranno a far sentire la loro voce.
come potete constatare dall'articolo,ci sono due diverse idee di fondo :
1) : una parte dei lavoratori crede ancora in un mantenimento pubblico dell'azienda "ragionando sulla creazione di un'azienda speciale come proposto dal forum dei beni comuni",sia per la salvaguardia dei posti di lavoro,sia per una scelta della volontà popolare fatta col referendum del 2011 sul primo quesito "servizi pubblici locali di rilevanza economica".
2) : i sindacati
chiedo ai cittadini che hanno a cuore i beni comuni della città di presidiare davanti a tursi per ribadire al sindaco di rispettare la volontà popolare del referendum del 2011.
la corte costituzionale ha stabilito che :
« L’affidamento ai privati è una facoltà e non un obbligo. »
I referendum abrogativi del 2011 si sono tenuti in Italia il 12 e 13 giugno 2011[1].
L'elettore ha avuto la facoltà di votare per uno o alcuni dei quesiti referendari. Affinché ciascuno dei quattro referendum fosse valido, era richiesta la partecipazione al voto, per il rispettivo quesito, del 50% più uno degli aventi diritto. Con la maggioranza di SÌ sono state abrogate le norme sottoposte a referendum. Se avesse ottenuto la maggioranza il NO, sarebbero rimaste in vigore le norme oggetto del quesito.
Gli elettori chiamati al voto erano 47 118 352 (22 604 349 di sesso maschile e 24 514 003 di sesso femminile), più 3 300 496 elettori residenti all'estero. Il quorum da raggiungere per la validità della consultazione era del 50% più uno degli aventi diritto, cioè 25 209 425 elettori, quorum poi raggiunto con il totale del: 54,81% (primo quesito), 54,82% (secondo quesito), 54,79% (terzo quesito), 54,78% (quarto quesito) dei residenti in Italia e dei residenti all'estero[1].
L'iniziativa referendaria
I due quesiti sui servizi idrici derivano da un'iniziativa civica promossa dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua[2], una rete che raggruppa varie associazioni e supportata esternamente dai principali partiti politici della sinistra radicale e dall'aera ambientalistia[3]. I referendum sull'energia nucleare e sul legittimo impedimento sono stati promossi su iniziativa dell'Italia dei Valori.
Testo
del primo quesito[6]
Volete
voi che sia abrogato l'art. 23-bis (Servizi pubblici locali di
rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 recante
«Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione,
la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la
perequazione tributaria», convertito, con modificazioni, dalla legge
6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'art. 30, comma 26, della
legge 23 luglio 2009, n. 99, recante «Disposizioni per lo sviluppo e
l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di
energia», e dall'art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n.
135, recante «Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi
comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia
della Comunità europea», convertito, con modificazioni, dalla legge
20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della
sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?
Posizione delle principali forze politiche
Partiti rappresentati in Parlamento
| Partito | Primo quesito | Secondo quesito | Terzo quesito | Quarto quesito | Fonti |
|---|---|---|---|---|---|
| Alleanza per l'Italia | NO | NO | SÌ | SÌ | [24][25][26] |
| Futuro e Libertà per l'Italia | libertà di voto | libertà di voto | libertà di voto | libertà di voto | [27][28] |
| Italia dei Valori | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [29] |
| Lega Nord | libertà di voto | libertà di voto | libertà di voto | libertà di voto | [30] |
| Movimento per le Autonomie | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [31] |
| Partito Democratico | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [32] |
| Popolo della Libertà | astensione | astensione | astensione | astensione | [22][33][34] |
| Radicali Italiani | libertà di voto | libertà di voto | SÌ | SÌ | [35] |
| SVP | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [36] |
| Union Valdôtaine | SÌ | SÌ | SÌ | libertà di voto | [37] |
| Unione di Centro | NO | NO | libertà di voto | SÌ |
Partiti senza rappresentanti in Parlamento
| Partito | Primo quesito | Secondo quesito | Terzo quesito | Quarto quesito | Fonti |
|---|---|---|---|---|---|
| Federazione della Sinistra | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [41] |
| Fiamma Tricolore | SÌ | SÌ | libertà di voto | astensione | [42] |
| Forza Nuova | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [43] |
| La Destra | SÌ | SÌ | SÌ | astensione | [44] |
| Movimento 5 Stelle | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [45] |
| Partito Comunista dei Lavoratori | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [46] |
| Partito Socialista Italiano | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [47] |
| Partito Pensionati | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [48] |
| Sinistra Critica | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [49] |
| Sinistra Ecologia Libertà | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ | [50] |
| Verdi | SÌ | SÌ | SÌ | SÌ |
Cariche istituzionali
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che avrebbe partecipato ai referendum: Io sono un elettore che fa sempre il suo dovere. Non ha espresso intenzioni di voto[52].Il presidente del Senato Renato Schifani ha sottolineato la "sacralità" di ogni forma di partecipazione democratica e che si sarebbe recato a votare nella sua città, Palermo[53].
Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dichiarato che sarebbe andato a votare[54].
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dichiarato che non sarebbe andato a votare[55].
Affluenza alle urne
L'affluenza alle urne considerata è relativa agli elettori presenti sul territorio italiano.| 12 giugno, ore 12:00 | 12 giugno, ore 19:00 | 12 giugno, ore 22:00 | 13 giugno, definitiva | Fonte | |
|---|---|---|---|---|---|
| Primo quesito | 11,65 % | 30,34 % | 41,13% | 57,04% | [56] |
| Secondo quesito | 11,65 % | 30,34 % | 41,14% | 57,05% | [57] |
| Terzo quesito | 11,64 % | 30,32 % | 41,11% | 57,01% | [58] |
| Quarto quesito | 11,65 % | 30,33 % | 41,10% | 57,00% |
Esito
Primo quesito
[60] Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione. Promosso dal comitato referendario "2 Sì per l'Acqua Bene Comune".| totale | percentuale (%) | |||
|---|---|---|---|---|
| Elettori |
50 594 868
|
|||
| Votanti |
27 637 945
|
54,81 %
|
(su n. elettori)
|
Quorum raggiunto |
| Schede bianche |
289 325
|
1,04 %
|
(su n. votanti)
|
|
| Voti nulli |
147 205
|
0,53 %
|
(su n. votanti)
|
|
| contestate e non assegnate |
548
|
0,00 %
|
(su n. votanti)
|
|
| Voti | % | ||
|---|---|---|---|
RISPOSTA AFFERMATIVA
|
25 935 372
|
95,35 %
|
|
RISPOSTA NEGATIVA
|
1 265 495
|
4,65 %
|
|
Totale voti validi
|
27 200 867
|
100%
|
| 59,45% | Sì 95,7% No 4,3% |
Sì 96,2% No 3,8% |
Sì 94,0% No 6,0% |
Sì 95,0% No 5,0% |
Abrogazione delle norme
Le norme oggetto di referendum sono state formalmente abrogate con decorrenza 21 luglio 2011 da quattro D.P.R. promulgati il 18 luglio 2011, rispettivamente n. 113, 116, 114 e 115[61].Tuttavia, l'articolo 4 del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138[62], approvato dal Governo Berlusconi, pur con diversa formulazione, va a reintrodurre le norme abrogate dal primo quesito, escludendo però, oltre ai servizi che già non vi rientravano (distribuzione di gas naturale, distribuzione di energia elettrica, servizio di trasporto ferroviario regionale, gestione di farmacie comunali), anche il servizio idrico integrato che è stato il principale oggetto della campagna referendaria.
Il 20 luglio 2012 la Corte costituzionale ha giudicato incostituzionale l'articolo 4 della legge 138/11[63] (di cui sopra) con la seguente motivazione:
| « [La legge] viola il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall’articolo 75 della Costituzione » |
| « Nonostante l’esclusione dall’ambito di applicazione della nuova disciplina del servizio idrico integrato risulta evidente l’analogia, talora la coincidenza, della norma impugnata rispetto a quella abrogata dal voto popolare, nonché l’identità della ‘ratio’ ispiratrice. Tenuto, poi, conto del fatto che l’intento abrogativo espresso con il referendum riguardava pressoché tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica non può ritenersi che l’esclusione del servizio idrico integrato, dal novero dei servizi pubblici locali ai quali una simile disciplina si applica, sia satisfattiva della volontà espressa attraverso la consultazione popolare. » |
| « L’affidamento ai privati è una facoltà e non un obbligo. » |
La sentenza potrebbe annullare alcuni provvedimenti nella successiva legge di riordino della spesa pubblica (spending review) del luglio 2012, sempre voluta dal governo Monti[67][68].
giovedì 16 aprile 2015
No alle privatizzazioni! Presidio del Forum Beni Comuni Genova presso il palazzo del comune (Tursi)
non è vero che la gente è contro di noi,dobbiamo fare massa critica,unire lavoratori e cittadini,l'unione fa la forza.
https://forumdeibenicomunigenova.wordpress.com/2013/09/18/video-no-alle-privatizzazioni-presidio-del-forum-beni-comuni-genova-presso-il-palazzo-del-comune-tursi/
https://forumdeibenicomunigenova.wordpress.com/2013/09/18/video-no-alle-privatizzazioni-presidio-del-forum-beni-comuni-genova-presso-il-palazzo-del-comune-tursi/
Privatizzazione Amiat, lavoratori sul piede di guerra
è meglio prevenire che curare,giusto?
Sono scesi in piazza di Palazzo di Città come avevano promesso i dipendenti Amiat.
Lavoratori ancora sul piede di guerra per dire “no” alla
privatizzazione dell’azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti
torinesi.
Tante le bandiere dei sindacati da Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel, e poi ancora cori, fischietti e striscioni, tutti contro il sindaco di Torino Piero Fassino, artefice della vendita dell’ennesima fetta di un’azienda «sana con bilancio in attivo» come si legge su volantini.
Dipendenti che si sentono traditi dalle promesse mai mantenute dal sindaco e la sua Giunta, che lunedì scorso, durante il Consiglio Comunale hanno deciso la cessione di un altro 31% dell’Amiat, che va a sommarsi al 49% già ceduto nel 2012.
Ad acquisire questa grande fetta Iren.
Troppe le domande dei dipendenti che non riescono ad avere risposte dall’amministrazione comunale che, nonostante le rassicurazioni, ha smantellato l’azienda, privatizzandola all’80%.
Una fra tutte: perché il Comune continua a svendere l’azienda ai privati senza garantire sviluppo e investimenti anche fuori dal mercato torinese, come invece aveva promesso Fassino in campagna elettorale? L’Amiat inoltre avrebbe dovuto fare da “collante” con le altre imprese pubbliche dei rifiuti della provincia di Torino per aggregarsi e far nascere l’azienda metropolitana unica dei rifiuti a maggioranza pubblica. Ma che fine ha fatto quel progetto?
Tanti quindi i punti iterrogativi ai quali solo le istituzioni potranno dare una risposta.
Tante le bandiere dei sindacati da Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel, e poi ancora cori, fischietti e striscioni, tutti contro il sindaco di Torino Piero Fassino, artefice della vendita dell’ennesima fetta di un’azienda «sana con bilancio in attivo» come si legge su volantini.
Dipendenti che si sentono traditi dalle promesse mai mantenute dal sindaco e la sua Giunta, che lunedì scorso, durante il Consiglio Comunale hanno deciso la cessione di un altro 31% dell’Amiat, che va a sommarsi al 49% già ceduto nel 2012.
Ad acquisire questa grande fetta Iren.
Troppe le domande dei dipendenti che non riescono ad avere risposte dall’amministrazione comunale che, nonostante le rassicurazioni, ha smantellato l’azienda, privatizzandola all’80%.
Una fra tutte: perché il Comune continua a svendere l’azienda ai privati senza garantire sviluppo e investimenti anche fuori dal mercato torinese, come invece aveva promesso Fassino in campagna elettorale? L’Amiat inoltre avrebbe dovuto fare da “collante” con le altre imprese pubbliche dei rifiuti della provincia di Torino per aggregarsi e far nascere l’azienda metropolitana unica dei rifiuti a maggioranza pubblica. Ma che fine ha fatto quel progetto?
Lettera aperta ai Consiglieri regionali
24 MARZO 2015
Buongiorno.
A nome del Coordinamento Ligure Gestione Corretta dei Rifiuti (https://gcrliguria.wordpress.com), gli scriventi allegano la memoria prodotta per l’audizione del 23 marzo presso la VI Commissione, in merito alla proposta di Piano Regionale Rifiuti.
Alla luce di quanto emerso durante la discussione, è nostra impressione che i membri della Commissione Ambiente e Territorio presenti in quella sede fossero impreparati sul merito del PRR e sulle conseguenze ambientali, economiche e sociali che ne discendono.
Qual è il criterio con cui vengono scelti i venti Commissari?
Le nostre osservazioni non hanno ricevuto alcuna risposta concreta nel merito, mentre sono state avanzate da Commissari, che non si sono presentati, alcune domande fuori tema e altre che mettevano in dubbio la fondatezza delle nostre affermazioni, con un atteggiamento di incredulità ed un clima di scarsa accoglienza.
Addirittura ci è stata addebitata la mancanza di proposte, quando invece il nostro documento, frutto di un percorso di crescita che ha coinvolto i movimenti dell’intera Regione per un anno, ne contiene in abbondanza: è un sintomo allarmante di superficialità e di pregiudizio.
Perché convocare questa seduta solo pochi giorni fa, il 19 marzo, e per il 23, solo un giorno prima dell’ultimo Consiglio valido prima delle elezioni?
Si vuole approvare un Piano senza discuterlo in modo dignitoso, e in un Consiglio regionale in scadenza?
Perché accogliere in modo indignato la nostra richiesta di rimuovere dal Piano la riserva per introdurre in seguito un “termovalorizzatore”, quando un anno fa l’Assessore Renata Briano ci aveva convocati per comunicarci con grande soddisfazione la “eroica decisione” della Giunta regionale di rinunciare ad inceneritori?
Come è stato possibile che all’inizio della seduta venissero distribuiti dei volantini della Lista Biasotti (peraltro non convocata) che, inneggianti all’inceneritore di Brescia, hanno fuorviato l’attenzione di tutti i partecipanti?
Per tutto quanto esposto ed allegato, invitiamo la SV ad una approfondita informazione prima di assumersi la responsabilità, politica e civile davanti ai cittadini liguri, del voto in Consiglio sull’attuale proposta di Piano Regionale Rifiuti.
Buongiorno.
A nome del Coordinamento Ligure Gestione Corretta dei Rifiuti (https://gcrliguria.wordpress.com), gli scriventi allegano la memoria prodotta per l’audizione del 23 marzo presso la VI Commissione, in merito alla proposta di Piano Regionale Rifiuti.
Alla luce di quanto emerso durante la discussione, è nostra impressione che i membri della Commissione Ambiente e Territorio presenti in quella sede fossero impreparati sul merito del PRR e sulle conseguenze ambientali, economiche e sociali che ne discendono.
Qual è il criterio con cui vengono scelti i venti Commissari?
Le nostre osservazioni non hanno ricevuto alcuna risposta concreta nel merito, mentre sono state avanzate da Commissari, che non si sono presentati, alcune domande fuori tema e altre che mettevano in dubbio la fondatezza delle nostre affermazioni, con un atteggiamento di incredulità ed un clima di scarsa accoglienza.
Addirittura ci è stata addebitata la mancanza di proposte, quando invece il nostro documento, frutto di un percorso di crescita che ha coinvolto i movimenti dell’intera Regione per un anno, ne contiene in abbondanza: è un sintomo allarmante di superficialità e di pregiudizio.
Perché convocare questa seduta solo pochi giorni fa, il 19 marzo, e per il 23, solo un giorno prima dell’ultimo Consiglio valido prima delle elezioni?
Si vuole approvare un Piano senza discuterlo in modo dignitoso, e in un Consiglio regionale in scadenza?
Perché accogliere in modo indignato la nostra richiesta di rimuovere dal Piano la riserva per introdurre in seguito un “termovalorizzatore”, quando un anno fa l’Assessore Renata Briano ci aveva convocati per comunicarci con grande soddisfazione la “eroica decisione” della Giunta regionale di rinunciare ad inceneritori?
Come è stato possibile che all’inizio della seduta venissero distribuiti dei volantini della Lista Biasotti (peraltro non convocata) che, inneggianti all’inceneritore di Brescia, hanno fuorviato l’attenzione di tutti i partecipanti?
Per tutto quanto esposto ed allegato, invitiamo la SV ad una approfondita informazione prima di assumersi la responsabilità, politica e civile davanti ai cittadini liguri, del voto in Consiglio sull’attuale proposta di Piano Regionale Rifiuti.
Piano regionale rifiuti: quali prospettive?
6-MARZO 2015
ben poche.
Piano regionale rifiuti: quali prospettive?
“Nuova” gestione dei rifiuti in Liguria in dirittura d’arrivo: il Piano regionale rifiuti, ultima opera della Giunta Burlando, è arrivato in VI commissione, a breve verrà approvato dal Consiglio regionale.
Il Coordinamento ligure gestione corretta rifiuti ribadisce quanto già espresso nelle Osservazioni presentate a marzo 2014, https://gcrliguria.wordpress.com, e poi pubblicizzato in un comunicato congiunto con ISDE, WWF e Italia Nostra, con appoggio di Movimento 5 Stelle e Verdi:
un giudizio negativo in quanto, in una regione con solo il 32% di RD ed una alta produzione pro-capite di rifiuti, 570 Kg/ab*anno, sono indispensabili misure programmatiche di prevenzione di rifiuti, riutilizzo di materiali e riciclaggio, con conseguente progressiva dismissione delle discariche.
Invece il nuovo Piano prevede di: mantenere attive le 8 discariche (ora quasi tutte chiuse, per illegale assenza di trattamento obbligatorio del “tal quale” conferito, e conseguente conferimento in inceneritori del Piemonte), costruire grossi impianti provinciali di biodigestione della frazione umida e altri di TMB, al fine di ottenere biogas, da bruciare sul posto per produrre elettricità con incentivi statali, e CSS da bruciare nelle centrali a carbone, con grave inquinamento dell’ambiente e quindi danno alla salute, maggiore mortalità e malattie (vedi sequestro gruppi a carbone di Tirreno Power da parte del Tribunale di Savona).
Tale piano, non rispetta quindi la gerarchia di trattamento dei rifiuti della direttiva europea 2008/98/CE, che privilegia il recupero di materia per la sostenibilità ambientale.
Spostare al 2020 il raggiungimento del 65%, obiettivo RD di legge per il 2012, equivale a non volere intervenire sulle cause dell’attuale situazione non sostenibile. Infatti permettere che il 50% dei rifiuti rimanga indifferenziato, vuol dire continuare una gestione che privilegia grossi impianti di discarica o di produzione di CSS che possono dar luogo a buoni profitti per chi li gestisce, ma con ricadute negative per posti di lavoro, tariffe, salute, ambiente e partecipazione dei cittadini e con conseguenti problemi sociali che la Regione Liguria dovrebbe considerare attentamente per non esserne corresponsabile. Riteniamo che i grossi impianti siano funzionali ad un processo di concentrazione monopolistica da parte di grandi gruppi privati, ma non rispettino i beni comuni e l’interesse dei cittadini, che hanno indicato una preferenza per la gestione con aziende pubbliche dei servizi pubblici locali nel referendum del 2011.
Il Coordinamento GCR propone che nel Piano sia fatta una scelta precisa: la strategia per andare verso rifiuti zero, con politiche di creazione di tessuto industriale di “Green Economy” e di economia circolare, affinché il materiale post consumo (carta, plastica, vetro, metalli, organico) separato dai cittadini sia maggiore e qualitativamente migliore, quindi appetibile per le aziende nel campo del riciclo.
Come fare? Adottare Porta a Porta con abbinata tariffa puntuale (principio “chi produce meno rifiuti paga meno”) su tutto il territorio, unico metodo che può stimolare la collaborazione dei cittadini, facendo raggiungere rapidamente e poi superare le percentuali di legge di RD. E nello stesso tempo sviluppare politiche volte alla riduzione di rifiuti alla fonte: riduzione imballaggi, utilizzo prodotti alla spina, vuoto a rendere, creazione di centri riparazione e riuso (i RAEE sono vere e proprie miniere d’oro).
Inoltre, come scritto nelle nostre Osservazioni, all’obiettivo 4 (autonomia di gestione: scenari impianti), suggeriamo impianti TMB (trattamento meccanico biologico) modulari, per accompagnare sviluppo rapido RD, solo per recupero materia (non CSS destinato a recupero energia) e trasformazione del biogas in biometano (invece di bruciarlo per produrre elettricità già sovrabbondante).
Il Coordinamento GCR per favorire una simile politica, ha lanciato in Liguria da qualche mese la Campagna Compostiamoci bene, che punta a valorizzare compostaggio domestico e di comunità e piccoli sistemi di compostaggio comunali o consortili, al fine di recuperare sostanza organica con compost di qualità da utilizzare in agricoltura in sostituzione dei concimi chimici.
E’ questa la Liguria che vogliamo, non solo per noi, ma per le future generazioni.
ben poche.
Piano regionale rifiuti: quali prospettive?
“Nuova” gestione dei rifiuti in Liguria in dirittura d’arrivo: il Piano regionale rifiuti, ultima opera della Giunta Burlando, è arrivato in VI commissione, a breve verrà approvato dal Consiglio regionale.
Il Coordinamento ligure gestione corretta rifiuti ribadisce quanto già espresso nelle Osservazioni presentate a marzo 2014, https://gcrliguria.wordpress.com, e poi pubblicizzato in un comunicato congiunto con ISDE, WWF e Italia Nostra, con appoggio di Movimento 5 Stelle e Verdi:
un giudizio negativo in quanto, in una regione con solo il 32% di RD ed una alta produzione pro-capite di rifiuti, 570 Kg/ab*anno, sono indispensabili misure programmatiche di prevenzione di rifiuti, riutilizzo di materiali e riciclaggio, con conseguente progressiva dismissione delle discariche.
Invece il nuovo Piano prevede di: mantenere attive le 8 discariche (ora quasi tutte chiuse, per illegale assenza di trattamento obbligatorio del “tal quale” conferito, e conseguente conferimento in inceneritori del Piemonte), costruire grossi impianti provinciali di biodigestione della frazione umida e altri di TMB, al fine di ottenere biogas, da bruciare sul posto per produrre elettricità con incentivi statali, e CSS da bruciare nelle centrali a carbone, con grave inquinamento dell’ambiente e quindi danno alla salute, maggiore mortalità e malattie (vedi sequestro gruppi a carbone di Tirreno Power da parte del Tribunale di Savona).
Tale piano, non rispetta quindi la gerarchia di trattamento dei rifiuti della direttiva europea 2008/98/CE, che privilegia il recupero di materia per la sostenibilità ambientale.
Spostare al 2020 il raggiungimento del 65%, obiettivo RD di legge per il 2012, equivale a non volere intervenire sulle cause dell’attuale situazione non sostenibile. Infatti permettere che il 50% dei rifiuti rimanga indifferenziato, vuol dire continuare una gestione che privilegia grossi impianti di discarica o di produzione di CSS che possono dar luogo a buoni profitti per chi li gestisce, ma con ricadute negative per posti di lavoro, tariffe, salute, ambiente e partecipazione dei cittadini e con conseguenti problemi sociali che la Regione Liguria dovrebbe considerare attentamente per non esserne corresponsabile. Riteniamo che i grossi impianti siano funzionali ad un processo di concentrazione monopolistica da parte di grandi gruppi privati, ma non rispettino i beni comuni e l’interesse dei cittadini, che hanno indicato una preferenza per la gestione con aziende pubbliche dei servizi pubblici locali nel referendum del 2011.
Il Coordinamento GCR propone che nel Piano sia fatta una scelta precisa: la strategia per andare verso rifiuti zero, con politiche di creazione di tessuto industriale di “Green Economy” e di economia circolare, affinché il materiale post consumo (carta, plastica, vetro, metalli, organico) separato dai cittadini sia maggiore e qualitativamente migliore, quindi appetibile per le aziende nel campo del riciclo.
Come fare? Adottare Porta a Porta con abbinata tariffa puntuale (principio “chi produce meno rifiuti paga meno”) su tutto il territorio, unico metodo che può stimolare la collaborazione dei cittadini, facendo raggiungere rapidamente e poi superare le percentuali di legge di RD. E nello stesso tempo sviluppare politiche volte alla riduzione di rifiuti alla fonte: riduzione imballaggi, utilizzo prodotti alla spina, vuoto a rendere, creazione di centri riparazione e riuso (i RAEE sono vere e proprie miniere d’oro).
Inoltre, come scritto nelle nostre Osservazioni, all’obiettivo 4 (autonomia di gestione: scenari impianti), suggeriamo impianti TMB (trattamento meccanico biologico) modulari, per accompagnare sviluppo rapido RD, solo per recupero materia (non CSS destinato a recupero energia) e trasformazione del biogas in biometano (invece di bruciarlo per produrre elettricità già sovrabbondante).
Il Coordinamento GCR per favorire una simile politica, ha lanciato in Liguria da qualche mese la Campagna Compostiamoci bene, che punta a valorizzare compostaggio domestico e di comunità e piccoli sistemi di compostaggio comunali o consortili, al fine di recuperare sostanza organica con compost di qualità da utilizzare in agricoltura in sostituzione dei concimi chimici.
E’ questa la Liguria che vogliamo, non solo per noi, ma per le future generazioni.
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