6-MARZO 2015
ben poche.
Piano regionale rifiuti: quali prospettive?
“Nuova” gestione dei rifiuti in Liguria in dirittura d’arrivo:
il Piano regionale rifiuti, ultima opera della Giunta Burlando, è
arrivato in VI commissione, a breve verrà approvato dal Consiglio
regionale.
Il Coordinamento ligure gestione corretta rifiuti
ribadisce quanto già espresso nelle Osservazioni presentate a marzo
2014, https://gcrliguria.wordpress.com,
e poi pubblicizzato in un comunicato congiunto con ISDE, WWF e Italia
Nostra, con appoggio di Movimento 5 Stelle e Verdi:
un giudizio
negativo in quanto, in una regione con solo il 32% di RD ed una alta
produzione pro-capite di rifiuti, 570 Kg/ab*anno, sono indispensabili
misure programmatiche di prevenzione di rifiuti, riutilizzo di
materiali e riciclaggio, con conseguente progressiva dismissione
delle discariche.
Invece il nuovo Piano prevede di: mantenere attive le 8 discariche
(ora quasi tutte chiuse, per illegale assenza di trattamento
obbligatorio del “tal quale” conferito, e conseguente
conferimento in inceneritori del Piemonte), costruire grossi impianti
provinciali di biodigestione della frazione umida e altri di TMB, al
fine di ottenere biogas, da bruciare sul posto per produrre
elettricità con incentivi statali, e CSS da bruciare nelle centrali
a carbone, con grave inquinamento dell’ambiente e quindi danno alla
salute, maggiore mortalità e malattie (vedi sequestro gruppi a
carbone di Tirreno Power da parte del Tribunale di Savona).
Tale
piano, non rispetta quindi la gerarchia di trattamento dei rifiuti
della direttiva europea 2008/98/CE, che privilegia il recupero di
materia per la sostenibilità ambientale.
Spostare al 2020 il
raggiungimento del 65%, obiettivo RD di legge per il 2012, equivale a
non volere intervenire sulle cause dell’attuale situazione non
sostenibile. Infatti permettere che il 50% dei rifiuti rimanga
indifferenziato, vuol dire continuare una gestione che privilegia
grossi impianti di discarica o di produzione di CSS che possono dar
luogo a buoni profitti per chi li gestisce, ma con ricadute negative
per posti di lavoro, tariffe, salute, ambiente e partecipazione dei
cittadini e con conseguenti problemi sociali che la Regione Liguria
dovrebbe considerare attentamente per non esserne corresponsabile.
Riteniamo che i grossi impianti siano funzionali ad un processo di
concentrazione monopolistica da parte di grandi gruppi privati, ma
non rispettino i beni comuni e l’interesse dei cittadini, che hanno
indicato una preferenza per la gestione con aziende pubbliche dei
servizi pubblici locali nel referendum del 2011.
Il Coordinamento GCR propone che nel Piano sia fatta una scelta
precisa: la strategia per andare verso rifiuti zero, con
politiche di creazione di tessuto industriale di “Green Economy”
e di economia circolare, affinché il materiale post consumo (carta,
plastica, vetro, metalli, organico) separato dai cittadini sia
maggiore e qualitativamente migliore, quindi appetibile per le
aziende nel campo del riciclo.
Come fare? Adottare Porta a Porta
con abbinata tariffa puntuale (principio “chi produce meno rifiuti
paga meno”) su tutto il territorio, unico metodo che può stimolare
la collaborazione dei cittadini, facendo raggiungere rapidamente e
poi superare le percentuali di legge di RD. E nello stesso tempo
sviluppare politiche volte alla riduzione di rifiuti alla
fonte: riduzione imballaggi, utilizzo prodotti alla spina, vuoto
a rendere, creazione di centri riparazione e riuso (i RAEE sono vere
e proprie miniere d’oro).
Inoltre, come scritto nelle nostre
Osservazioni, all’obiettivo 4 (autonomia di gestione: scenari
impianti), suggeriamo impianti TMB (trattamento meccanico biologico)
modulari, per accompagnare sviluppo rapido RD, solo per recupero
materia (non CSS destinato a recupero energia) e trasformazione del
biogas in biometano (invece di bruciarlo per produrre elettricità
già sovrabbondante).
Il Coordinamento GCR per favorire una simile
politica, ha lanciato in Liguria da qualche mese la Campagna
Compostiamoci bene, che punta a valorizzare compostaggio domestico e
di comunità e piccoli sistemi di compostaggio comunali o consortili,
al fine di recuperare sostanza organica con compost di qualità da
utilizzare in agricoltura in sostituzione dei concimi chimici.
E’
questa la Liguria che vogliamo, non solo per noi, ma per le future
generazioni.
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