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giovedì 16 aprile 2015

Privatizzazione Amiat, lavoratori sul piede di guerra

 è meglio prevenire che curare,giusto?
Sono scesi in piazza di Palazzo di Città come avevano promesso i dipendenti Amiat. Lavoratori ancora sul piede di guerra per dire “no” alla privatizzazione dell’azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti torinesi.
Tante le bandiere dei sindacati da Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel, e poi ancora cori, fischietti e striscioni, tutti contro il sindaco di Torino Piero Fassino, artefice della vendita dell’ennesima fetta di un’azienda «sana con bilancio in attivo» come si legge su volantini.
Dipendenti che si sentono traditi dalle promesse mai mantenute dal sindaco e la sua Giunta, che lunedì scorso, durante il Consiglio Comunale hanno deciso la cessione di un altro 31% dell’Amiat, che va a sommarsi al 49% già ceduto nel 2012.
Ad acquisire questa grande fetta Iren.
Troppe le domande dei dipendenti che non riescono ad avere risposte dall’amministrazione comunale che, nonostante le rassicurazioni, ha smantellato l’azienda, privatizzandola all’80%.
Una fra tutte: perché il Comune continua a svendere l’azienda ai privati senza garantire sviluppo e investimenti anche fuori dal mercato torinese, come invece aveva promesso Fassino in campagna elettorale? L’Amiat inoltre avrebbe dovuto fare da “collante” con le altre imprese pubbliche dei rifiuti della provincia di Torino per aggregarsi e far nascere l’azienda metropolitana unica dei rifiuti a maggioranza pubblica. Ma che fine ha fatto quel progetto?
Tanti quindi i punti iterrogativi ai quali solo le istituzioni potranno dare una risposta.

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