AMIU GENOVA "clicca immagine"

giovedì 30 aprile 2015

Amiu, sospeso lo sciopero di 48 ore: c’è l’accordo ma la delibera su partner privato è solo rinviata

 Ora saranno i lavoratori, in un’assemblea che verrà forse convocata per martedì a dire la loro rispetto al documento firmato dai sindacati confederali e dal coordinamento delle rsu.
Alla fine la firma dell’accordo di programma tra istituzioni, azienda e sindacati è arrivata grazie ad alcune correzioni nella bozza di testo che era stato presentato ieri a Tursi.
Di fatto viene eliminata dalla tabella allegata con cronoprogramma delle azioni del Comune la parte relativa alla scelta “del partner privato in relazione alla sola impiantistica o a tutta Amiu” e viene precisato meglio nelle premesse al documento che condizione fondamentale di qualsiasi azione è “il mantenimento dei livelli occupazionali e la salvaguardia delle condizioni contrattuali dei lavoratori”. Ancora, nel documento viene fatto un richiamo alle ulteriori 30 stabilizzazioni di precari che l’azienda si era impegnata a fare ma che oggi, con i conti in rosso, non è detto che ci saranno. Non a caso nel documento si parla di “definire tempistica relativa alle assunzioni del personale escluso dalla prima tornata di stabilizzazioni, compatibilmente con i bilancio di Amiu”, precisazione esplicitamente voluta dal sindaco Doria, che si sarebbe detto a sottoscrivere impegni che non può mantenere.
LEGGI TUTTO:
 http://www.genova24.it/2015/04/amiu-sospeso-lo-sciopero-di-48-ore-ce-laccordo-ma-la-delibera-su-partner-privato-e-solo-rinviata-87964/

sabato 25 aprile 2015

INCHIESTA AMIU

si prima delle prime perquisizioni ordinate dalla magistratura ControCorrente aveva denunciato sprechi e operazioni sospette all’interno delle aziende partecipate del Comune di Genova, inclusa AMIU. Noi infatti difendiamo la gestione pubblica e i lavoratori di quelle aziende, non i misfatti degli amministratori nominati dalla politica. Pubblichiamo un nostro intervento uscito sabato scorso sul Secolo XIX.
A proposito di privatizzazioni: scandali e scandaletti italiani, da MafiaCapitale ai più umili appalti in cambio di escort qui a Genova, dimostrano che mentre si discute la cessione delle aziende comunali ai privati, di fatto ai privati sono già stati ceduti interi Comuni. Aziende, faccendieri, cooperative rosse e bianche, grazie all’interessata e spesso ben remunerata mediazione della PD-PDL Spa, già controllano amministrazioni, dirigenti, aziende partecipate e servizi sociali, fanno impresa spartendosi appalti a suon di mazzette e ‘investendo’ soldi (perlopiù pubblici) in nome del ‘meno Stato, più mercato’. E lucrano su rifiuti, immigrati e Rom elargendo mazzette senza discriminazioni a destra, centro e sinistra, secondo l’antico principio italiano per cui ‘o Francia o Spagna purché se magna’. Destra, centro e sinistra, dal canto loro, se le dividono facendo finta di litigare su rifiuti, immigrazione e Rom. Poi tutti insieme ci spiegano a reti unificate che c’è la crisi perché da 40 anni viviamo al di sopra delle nostre possibilità, per colpa dello Statuto dei Lavoratori e perché i dipendenti delle aziende partecipate costano troppo.
LEGGI TUTTO: 
 http://lnx.associazionecontrocorrente.org/site/?p=2179

Italia Nostra: cosa nasconde la proposta di privatizzazione di Amiu?

Non bisogna essere indovino per predire che gli utili della "termovalorizzazione" saranno a favore dei privati, mentre i debiti della raccolta cadranno sulle spalle del Comune e dei cittadini.
 A livello planetario stiamo vivendo una lunga fase di passaggio da una società basata sui consumi e debiti crescenti, senza futuro, ad una nuova, necessariamente più sobria e duratura organizzazione sociale, in cui le pratiche "usa e getta" saranno ridotte al minimo essenziale (presidi igienico-sanitari) e quelle "usa e termovalorizza" saranno abolite, per la loro macroscopica insostenibilità.
 Certamente questo passaggio durerà ancora per qualche decennio, durante i quali, la gestione degli inceneritori sarà sempre più problematica, quantomeno perché ci saranno sempre meno materiali da bruciare, materiali sempre più richiesti dalle nuove attività produttive di riciclo e riuso.
Il gassificatore congelato, la cancellazione di qualunque progetto di raccolta porta a porta, la mancata verifica che il 65% di raccolta differenziata poteva essere raggiunto a Sestri e Pontedecimo, il freno alla raccolta differenziata, la "difficoltà" di trovare aree per gli impianti di compostaggio, sono tutte scelte che aprono la porta al ritorno del mega "termovalorizzatore " di Scarpino, possibilmente a servizio dell'intera Regione.
ecco la finalità di un partner privato.
leggi tutto:
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/genova/2013/09/italia-nostra-cosa-nasconde-la-proposta-di-privatizzazione-di-amiu.html

Le immagini della protesta dei lavoratori Amiu in Comune a Genova

PRIMA "PROTESTANO",POI DANNO IL BENESTARE AL PIANO DI RIORDINO DELLE PARTECIPATE "31/03/2015".
ALLA FACCIA DELLA COERENZA.

Genova, privatizzazione dei servizi pubblici: il no delle associazioni

Martedì  19 novembre si terrà a Genova un dibattito sui servizi pubblici e il voto della delibera che ne prevede la privatizzazione e su cui il consiglio comunale è chiamato a decidere quel giorno stesso. L’incontro con i cittadini, organizzato dal Movimento Difesa del Cittadino di Genova e altre associazioni del territorio, inizierà alle 14,30 presso Palazzo Tursi, in via Garibaldi.
La delibera infatti prevede la privatizzazione di  Amiu, Amt, Aster, bagni e farmacie comunali, oggi società del comune. Slogan delle associazioni: i servizi pubblici si salvano facendoli funzionarenon privatizzandoli! Con le privatizzazioni beni primari per la vita (acqua, rifiuti, mezzi di trasporto…) diventano rendite sicure per i privati che se ne appropriano.
In molti casi è la stessa classe politica che si appropria dei beni pubblici attraverso le aziende che essa controlla (banche, assicurazioni, multiutility, imprese di costruzioni, alimentari ecc. ecc.).
Per UN VERO CAMBIAMENTO le associazioni propongono:
LEGGI TUTTO:
 http://www.difesadelcittadino.it/genova-privatizzazione-dei-servizi-pubblici-il-no-delle-associazioni/8646

GENOVA:LAVORATORI CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DI AMIU

Il giorno dell’occupazione del consiglio comunale da parte dei lavoratori di Amt e Aster, era presente anche una piccola rappresentanza di lavoratori di Amiu. Una partecipazione quasi testimoniale (anche se era ben visibile uno striscione), come se la delibera in votazione non riguardasse il futuro dei lavoratori addetti all’igiene urbana. Eppure la delibera, che ha dato inizio alle cinque giornate di scioperi, cortei, blocchi stradali da parte dei lavoratori del TPL, è, a ben vedere, un deciso attacco proprio al futuro aziendale di Amiu, un indirizzo politico che non lascia spazio a dubbi: privatizzare!
Una delibera fortemente voluta dal PD ma sostenuta anche da chi, sulla spinta referendaria del 2011, si è presentato alle ultime elezioni comunali come il “paladino dei beni comuni” (Sel e Lista Doria). Le ragioni addotte dal sindaco per giustificare questa decisione, starebbero nella necessità di superare i vincoli dell’ in-house che impedirebbero ad Amiu di essere competitiva (dove e con chi?), e di regolarizzare i quasi duecento precari che l’azienda in questi anni non ha potuto assumere. Forse il sindaco dimentica che la precarietà di Amiu è strutturale e non ha nulla a che vedere con i vincoli dell’ in-house (tra l’altro questi produrranno effetti solo a partire dal 2015), e che alcune assunzioni dei precari risalgono ad almeno sette anni fa.
LEGGI TUTTO: 

martedì 21 aprile 2015

QUESITO AL SINDACO SUL FUTURO DI AMIU

SIG. SINDACO, SONO DUE LE ALTERNATIVE DA INTRAPRENDERE SUL FUTURO DELL'AZIENDA :

1): SE LEI RISPETTA LA VOLONTA' POPOLARE DEL REFERENDUM SUI BENI COMUNI DEL 2011 RIGUARDANTE IL PRIMO QUESITO :
Volete voi che sia abrogato l'art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria», convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante «Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia», e dall'art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante «Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea», convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?

Abrogazione delle norme

Le norme oggetto di referendum sono state formalmente abrogate con decorrenza 21 luglio 2011 da quattro D.P.R. promulgati il 18 luglio 2011, rispettivamente n. 113, 116, 114 e 115[61].
Tuttavia, l'articolo 4 del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138[62], approvato dal Governo Berlusconi, pur con diversa formulazione, va a reintrodurre le norme abrogate dal primo quesito, escludendo però, oltre ai servizi che già non vi rientravano (distribuzione di gas naturale, distribuzione di energia elettrica, servizio di trasporto ferroviario regionale, gestione di farmacie comunali), anche il servizio idrico integrato che è stato il principale oggetto della campagna referendaria.
Il 20 luglio 2012 la Corte costituzionale ha giudicato incostituzionale l'articolo 4 della legge 138/11[63] (di cui sopra) con la seguente motivazione:
« [La legge] viola il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall’articolo 75 della Costituzione »
e ancora:
« Nonostante l’esclusione dall’ambito di applicazione della nuova disciplina del servizio idrico integrato risulta evidente l’analogia, talora la coincidenza, della norma impugnata rispetto a quella abrogata dal voto popolare, nonché l’identità della ‘ratio’ ispiratrice. Tenuto, poi, conto del fatto che l’intento abrogativo espresso con il referendum riguardava pressoché tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica non può ritenersi che l’esclusione del servizio idrico integrato, dal novero dei servizi pubblici locali ai quali una simile disciplina si applica, sia satisfattiva della volontà espressa attraverso la consultazione popolare. »
e infine:
« L’affidamento ai privati è una facoltà e non un obbligo. »
La Corte stabilì inoltre che questa sentenza annulla anche le disposizioni contenute nel primo pacchetto di riforme economiche del marzo 2012 (cresci-Italia)[64] volute dal Governo Monti in materia di privatizzazioni[65][66].
La sentenza potrebbe annullare alcuni provvedimenti nella successiva legge di riordino della spesa pubblica (spending review) del luglio 2012, sempre voluta dal governo Monti[67][68].

DEVE TRASFORMARE L'AZIENDA AMIU S.P.A. IN AZIENDA SPECIALE O AZIENDA SPECIALE CONSORTILE.
UNA PROPOSTA PER I SERVIZI PUBBLICI LOCALI NELL'AREA DI GENOVA REDATTA DAL FORUM BENICOMUNI GENOVA:
• le società di capitale di proprietà del Comune, che gestiscono servizi pubblici, debbono essere trasformate in enti di diritto pubblico (Aziende speciali, o Aziende Speciali Consortili);
• la nomina degli amministratori delle aziende pubbliche, oggi formalmente riservate al sindaco, deve essere tolta dalle mani dei partiti: gli amministratori delle aziende saranno nominati dal Consiglio Comunale all’interno di una ristretta rosa selezionata da una commissione indipendente, cittadini – esperti, scelti per sorteggio da appositi albi;
• le altre decisioni sulle aziende, oggi riservate al Consiglio Comunale, dovranno essere condivise con organismi di partecipazione formati da cittadini e lavoratori delle aziende stesse;
• le aziende dovranno mettere a disposizione di lavoratori e cittadini un flusso continuo di informazioni sulla gestione;
• Il Comune dovrà garantire una gestione integrata dei diversi servizi per sostenere la formazione di un’economia locale diffusa, contenendo il consumo delle risorse naturali all’interno delle capacità del territorio di riprodurle.
Pag.10 piano riordino partecipate :
La norma non richiama le aziende speciali e le istituzioni. e pertanto a rigore di una interpretazione
strettamente letterale tali soggetti vengono esclusi dal perimetro del piano operativo di razionalizzazione e si ritiene che neppure la “vis espansiva ” di alcune pronunce della Corte dei Conti, che interpretavano discipline
sulle società, possono ritenere che esse siano ricomprese.


2):NON RISPETTANDO LA VOLONTA' POPOLARE DEL REFERENDUM SUI BENI COMUNI DEL 2011 RIGUARDANTE IL PRIMO QUESITO CEDENDO una quota delle azioni di AMIU a un socio privato.
si prospetta così lo stesso destino “ACQUA” per un altro servizio essenziale, che sarà gestito a carissimo prezzo (per i cittadini) per estrarne reddito a favore prevalentemente della finanza.
TEMPO DI ATTUAZIONE DI TALE PROVVEDIMENTO : 31/12/2015.

SIGNIFICATOA AZIENDA SPECIALE

AZIENDA SPECIALE
Un'azienda speciale, nell'ordinamento giuridico italiano è un ente pubblico senza scopo di lucro definito quale "ente strumentale" dell'ente locale dotato di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di proprio statuto, approvato dal consiglio comunale o provinciale".
Nel linguaggio comune sono spesso definite aziende municipali (o "municipalizzate") se facenti capo a comuni italiani.[senza fonte
STORIA
La prima disciplina di tali aziende risale alla legge 29 marzo 1903, n. 103; il R.D. 15 ottobre 1925, n. 2578, estese alle province la possibilità di costituirle e, similmente alla legge 103/1903, ne affidò la direzione ad un direttore che rispondeva ad una commissione amministratrice, la quale era eletta dal consiglio comunale o provinciale ed eleggeva, nel proprio seno, un presidente. La materia venne poi profondamente innovata dalla legge 8 giugno 1990, n. 142. La norma, introdusse la possibilità di trasformarle in società per azioni, soggette dunque al diritto privato ed alla tassazione poiché - anche se di proprietà interamente pubblica - si tratta di società a scopo di lucro.[1]
Poiché tale trasformazione comportava appunto la tassazione degli utili di tali società, il governo Dini, per incentivare le privatizzazioni (di cui la trasformazione in SpA è il necessario presupposto) garantì con la 28 dicembre 1995, n. 549 una esenzione fiscale triennale a queste nuove società per azioni. Tale agevolazione si configurò tuttavia come misura distorsiva del mercato ed in sede europea nel 1997 fu avviato un procedimento di infrazione verso l'Italia, chiusosi nel 2002 (Rep. 193/2003). Contrariamente a quanto spesso propagandato, la Commissione Europea non ha affatto imposto la privatizzazione dei servizi pubblici, bensì ha ritenuto illegittime incentivazioni pubbliche ed altre agevolazioni fiscali a società di diritto privato che -pur discendendo da ex municipalizzate- operano oggi sul mercato. (Gazzetta Ufficiale UE L77/21 del 24/3/2003).[senza fonte]

Caratteristiche

Esse formalmente sono organismi di diritto pubblico nonché enti strumentali ai sensi dell'art. 114 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 ma aventi natura sostanziale di enti pubblici economici e non nella pubblica amministrazione italiana in quanto - secondo la sentenza della Suprema Corte di Cassazione 15 dicembre 1997 n. 12654 esercitano attività, strumentale al pubblico interesse, configurabile però come attività di impresa,[2] essendo soggette a tassazione in quanto loro attività di gestione di un servizio pubblico produce reddito imponibile. Sono inoltre sogette, ai sensi del codice dei contratti pubblici, alla normativa sugli appalti pubblici.[3]
La "privatizzazione" nella gestione dei servizi pubblici ha spesso comportato il proliferare di Consigli di Amministrazione, cariche e figure varie ed inoltre in alcuni casi nomine ed assunzioni clientelari e/o il dissesto finanziario di queste società "privatizzate", problemi erroneamente attribuiti alle "municipalizzate" di diritto pubblico ma più spesso da attribuire alla maggior libertà gestionale garantita dalle società di diritto privato da esse scaturite.[senza fonte] Infatti, spesso il termine "municipalizzata" viene usato per indicare la società di diritto privato (SpA, Srl, ecc.) ed a scopo di lucro nata da una privatizzazione che ha trasformato l'originaria azienda municipalizzata, di diritto pubblico, in società di diritto privato il cui capitale sociale può anche, in parte o in toto, essere rimasto nelle mani dell'ente locale di origine (Comune, Provincia, ecc.). Questa trasformazione ha comportato una maggior libertà procedurale nelle assunzioni di personale e nelle nomine della dirigenza, in quanto esse avvengono sulla base in base a norme civilistiche e su direttive "della proprietà" e non più sulla base delle norme pubblicistiche applicabili all'ente locale.[senza fonte]

Disciplina normativa

Prima della legge 142/1990, le aziende speciali - correntemente denominate aziende municipali/provinciali (o municipalizzate/provincializzate) - dal punto di vista sostanziale costituivano organizzazione strumentale all'ente locale per lo svolgimento di taluni compiti consistenti generlamente nell'erogazione di particolari servizi pubblici; non erano cioè dotate di personalità giuridica autonoma e si configuravano come aziende autonome nell'ambito dell'ente locale di riferimento (comune o provincia).
Ai sensi della 142/1990, in particolare all'art. 23 si prevedevano due distinte figure organizzative:
  • l'azienda speciale, ente strumentale dell'ente locale dotato di personalità giuridica, autonomia imprenditoriale e proprio statuto, approvato dal consiglio comunale o provinciale;
  • l'istituzione, "organismo strumentale" dell'ente locale per l'esercizio di servizi sociali, dotato di autonomia gestionale ma non di personalità giuridica.
  • organi dell'azienda speciale e dell'istituzione sono il consiglio di amministrazione, il presidente e il direttore, al quale compete la responsabilità gestionale;
  • aziende speciali ed istituzioni informano la loro attività a criteri di efficacia, efficienza ed economicità ed hanno l'obbligo del pareggio di bilancio da perseguire attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi, compresi i trasferimenti;
  • l'ente locale conferisce il capitale di dotazione; determina le finalità e gli indirizzi; approva gli atti fondamentali; esercita la vigilanza; verifica i risultati della gestione; provvede alla copertura degli eventuali costi sociali.
Ai fini di cui al comma 6 dell'art. 23 della legge 142/1990 sono fondamentali i seguenti atti:
  1. il piano-programma, comprendente un contratto di servizio che disciplini i rapporti tra ente locale ed azienda speciale;
  2. i bilanci economici di previsione pluriennale ed annuale;
  3. il conto consuntivo;
  4. il bilancio di esercizio.
La definizione di "ente strumentale dell'ente locale dotato di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di proprio statuto, approvato dal consiglio comunale o provinciale" rispecchia l'art. 114, comma 1 del TUEL, che ha recepito quanto disposto dall'art. 23 della legge 142/1990. La sua definizione comprende anche il fatto che:
  • L'istituzione è organismo strumentale dell'ente locale per l'esercizio di servizi sociali, dotato di autonomia gestionale.
  • Organi dell'azienda e dell'istituzione sono il consiglio di amministrazione, il presidente e il direttore, al quale compete la responsabilità gestionale. Le modalità di nomina e revoca degli amministratori sono stabilite dallo statuto dell'ente locale.
  • L'azienda e l'istituzione informano la loro attività a criteri di efficacia, efficienza ed economicità ed hanno l'obbligo del pareggio di bilancio da perseguire attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi, compresi i trasferimenti.
  • Nell'ambito della legge, l'ordinamento ed il funzionamento delle aziende speciali sono disciplinati dal proprio statuto e dai regolamenti, quelli delle istituzioni sono disciplinati dallo statuto e dai regolamenti dell'ente locale da cui dipendono.
  • L'ente locale conferisce il capitale di dotatone, determina le finalità e gli indirizzi; approva gli atti fondamentali; esercita la vigilanza; verifica i risultati della gestione; provvede alla copertura degli eventuali costi sociali.
  • Il collegio dei revisori dei conti dell'ente locale esercita le sue funzioni anche nei confronti delle istituzioni. Lo statuto dell'azienda speciale prevede un apposito organo, di revisione, nonché forme autonome di verifica della gestione.
Le aziende speciali sono oggi previste dal Titolo V del citato Testo Unico degli Enti Locali che possono eventulmente costituirle per la gestione dei servizi pubblici locali, cioè quei servizi che abbiano per oggetto produzione di beni ed attivita' rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali (art. 112). Si tratta ad esempio della gestione di acquedotti, fognature, trasporto pubblico ecc. Infine le regioni italiane, pur in mancanza di una disciplina specifica a livello statale, analoga a quella relativa ai comuni e alle province, possono costituire aziende autonome al loro interno con legge regionale, in virtù dell'autonomia legislativa di cui sono dotate.

CONSIGLIO COMUNALE DEL 22/04/2015 PRIVATIZZAZIONE AMIU

Domani in consiglio comunale votano la delibera o parte di essa che di fatto ci da in pasto ai privati...
Mi viene difficile pensare che nelle belle segreterie dei nostri sindacati non ne sapessero nulla ma tutto puo essere...anche perche basta andare sul sito del consiglio comunale ed il gioco è fatto mi fa anche pensar male sul fatto che volessero spostare lo sciopero al giorno 27
Chiamate i vostri sindacati e fatevi spiegare qualcosa in merito
Spero che loro domani ci siano .
Aggiungo  che un interlocutore tipo Cavanna dovrebbe attivarsi e dire a Porcile che non si può prendere un impegno x il 29 e poi scoprire che il 22 parlano di noi in comune senza dircelo, perche ovviamente l'incontro potrebbe essere falsato o condizionato da quanto decidono domani.
Noi saremo li alle 9,30 per vigilare ovviamente vige sempre la regola del piu siamo meglio è.

lunedì 20 aprile 2015

TG 3 LIGURIA DEL 20/04

CARMINE LO HAI DETTO : NON C'E' BISOGNO DEI PRIVATI.
peccato pero' che il 31/03 avete dato il benestare al piano di riordino delle partecipate.
alla faccia della coerenza. 
AI MINUTI 2 E 21 SEC.
http://www.rai.it/dl/tgr/regioni/PublishingBlock-e76ff69f-39a6-4e43-a278-3566b7d783b2.html

NEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 22/04,L'ASSESORE MICELI HA DETTO CHE IL 31 MARZO E' STATO APPROVATO IL PIANO DI RIORDINO DELLE AZIENDE PARTECIPATE "S.P.A.",CON IL BENESTARE DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI.
COMUNQUE FINO AL 31/12, I GIOCHI NON SONO ANCORA FATTI.

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DI AMIU


domenica 19 aprile 2015

DEFINIZIONE E APPROVAZIONE DEL PIANO DI RAZIONALIZZAZIONE DELLE SOCIETA’ PARTECIPATE E DELLE PARTECIPAZIONI AZIONARIE DEL COMUNE DI GENOVA


La norma non richiama le aziende speciali e le istituzioni. e pertanto a rigore di una interpretazione
strettamente letterale tali soggetti vengono esclusi dal perimetro del piano operativo di razionalizzazione e si
ritiene che neppure la “vis espansiva"
 di alcune pronunce della Corte dei Conti, che interpretavano discipline
sulle società, possono ritenere che esse siano ricomprese.

DATO ATTO che il suddetto Piano contiene la definizione di una proposta di riordino, secondo i criteri
della legge di stabilità per il 2015, con l’indicazione degli interventi necessari, l’individuazione delle società
che ne sono destinatarie, i tempi di attuazione e i risparmi attesi secondo il prospetto riassuntivo sotto riportato:
per amiu : 31 dicembre 2015
 i giochi come qualquno dice.......,non sono ancora fatti,però bisogna lottare.
LEGGI TUTTO:
per quanto riguarda amiu, pag. 31
http://www.comune.genova.it/sites/default/files/piano_di_riordino.pdf1_.pdf

Amt,Aster, Amiu: i privati ci saranno Tursi approva la nuova delibera

 17 ottobre 2013


 cosa ci dicevano i sindacati, non preoccupatevi l'amt è un'altra storia,loro sono pieni di debiti,noi siamo in pareggio.

balle,siamo tutti nella stessa barca e bisognerebbe unire le forze.
Per il ciclo dei rifiuti la delibera prevede di considerare l'opportunità di "acquisire la partecipazione, non maggioritaria, di un partner al capitale sociale di Amiu SpA in modo da permettere il superamento delle condizioni dell'in house, per garantire nuovi investimenti, il controllo pubblico del servizio, la valorizzazione della realtà industriale".
PALLE,PALLE E PALLE!
 "E' una decisione contrapposta alla volontà popolare della maggioranza dei genovesi che nel luglio 2011 avevano votato nei referendum contro la privatizzazione dei servizi pubblici. Non è vero che Amiu non può assumere perché in house. Infatti la stessa legge stabilisce l'ingresso delle società partecipate nel patto di stabilità a partire dal 2015.La norma è evidentemente
incostituzionale perché tende a forzare gli enti locali verso politiche di svendita di asset pubblici, ma comunque entra in vigore a fine 2015".
i giochi come qualquno dice.......,non sono ancora fatti,però bisogna lottare.
LEGGI TUTTO:
 http://genova.repubblica.it/cronaca/2013/10/17/news/amt_aster_amiu_i_privati_ci_saranno_tursi_approva_la_nuova_delibera-68810221/

cosa è un servizio pubblico ?

Bisogna ritornare ad utilizzare correttamente l’ita
liano: come si può privatizzare un Servizio Pubblico
mantenendone intatte le caratteristiche?
Un servizio è pubblico, infatti, è si utilizzato da
tutti, ma soprattutto coinvolge un “bene comune” cioè di
tutti e quindi indisponibile; di un Bene Comune pos
siamo solo essere custodi per le generazioni future.
Invece compito subliminale della legge Ronchi, ogge
tto del Referendum del Giugno 2011, è stato quellodi
separare l’utilizzo dal possesso comune svuotando d
i fatto il concetto di “Pubblico”.
Tra i tanti servizi pubblici, quelli ambientali han
no una rilevanza particolare poiché oltre ad intervenire su
esigenze primarie della vita delle persone, sfrutta
no anche risorse universalmente riconosciute come beni
comuni dell’umanità. Trascurare questa definizione
politica e sociale porta a considerare il servizioidrico
come una opzione della vita quotidiana, attivabile
in base alle proprie esigenze e alle proprie tasche,come
tanti altri servizi disponibili sul mercato, come a
ndare al Cinema mentre l’accessibilità ad un costo adeguato
alle fonti idriche come ad un qualunque altro Bene
Comune è un Diritto Primario irrinunciabile.
Con la privatizzazione del Servizio, assegnato al G
estore dall’A. T. O. tramite apposita Convenzione,si apre
la partecipazione a queste Società di Gestione a So
ci Privati il cui unico scopo è quello di massimizzare il
profitto del loro investimento ed in taluni casi co
me già evidenziato, gli azionisti sono Fondi di Inv
estimento
con sede in paradisi fiscali

L’Antidoto al veleno

L’antidoto, la risposta anche a questo stato di cos
e, davanti alla degenerazione della (anti)politica dei
Partiti, siamo Noi attraverso l‘esercizio della Cit
tadinanza Attiva.
Esercitare la Cittadinanza Attiva vuol dire attuare
ciò che Giuseppe Dossetti voleva far entrare nella
Costituzione (intervento del 21 novembre 1946), rip
rendendo dal Diritto Romano l’esercizio del “Diritto di resistenza".
Diceva Dossetti (e lo trascrivo per non sbagliare):
“La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri
pubblici che violano le libertà fondamentali e i di
ritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto  e dovere di ogni cittadino".
Anche su queste parole, su questo manifesto della
dignità del cittadino davanti al
degrado delle Istituzioni, nasce il Movimento 5 Stelle.
Cittadinanza Attiva vuol dire molte cose, vuol dire
fare Rete con e tra le molteplici Associazioni e i cittadini
che si battono contro il degrado dell’ambiente, per
la difesa del territorio e del paesaggio, per l’acqua
pubblica, vuol dire contrastare anche con la Class
Action la devastazione barbarica che fanno dei nostri
Diritti sanciti dalla Costituzione, ma vuol dire an
che inseguire le informazioni, fare informazione e
condividere analisi e consapevolezze sulla Rete sfr
uttando al massimo le potenzialità del Network per
supplire alla stagnazione attuale. Vuol dire non ac
contentarsi dell’Indignarsi, della lamentela delle raccolte
di firme e degli appelli, tutti atti importanti, ma
impegnare tempo ed energie, noi diciamo “Cosa sei
disposto a fare?”, Beppe dice “dovete rischiare del
vostro”, per far esplodere le contraddizioni insite in
questa logica che salda potere politico ed affari,
fra dettato costituzionale e le leggi che lo ignorano e lo
violentano, fra legge e “deroga”, fra le regole e l
e eccezioni, fra il Diritto ed il Favore.
Resta quindi un solo soggetto, nella commistione tr
a maggioranze ed opposizioni comunque composte, in
grado di rivendicare il Pubblico Interesse e quindi
i Diritti delle future generazioni sui “beni comuni",visti
come fondamento della democrazia repubblicana e quel soggetto siamo noi,i cittadini attivi.


IREN S. P. A. Una società per i cittadini o una società per l’(an ti)politica?



“La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri
pubblici che violano le libertà fondamentali e i
diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino.
 AMIU
Altrettanto interessante e preoccupante per alcuni
versi, è l’ultimissima novità di Doria riguardo la
situazione di Scarpino
: il ciclo a freddo come dichiarato è direttamente
sostenibile da AMIU della cui
futura privatizzazione se ne parla liberamente tra
i Dirigenti. Potrebbe quindi essere portato in dote
nella nuova Super MultiUtility sia in termini diche in termini di tecnologia acquisita.


Chi sono i soci di IREN?
1)
Finanziaria Sviluppo Utilities S.r.l. (FSU)
con sede a Genova, è la società controllata al 50% dal
Comune di Torino e al 50% dal Comune di Genova che d
etiene una partecipazione del 33,30 % in
IREN S.p.A.
(già IRIDE S.p.A.) (35,96% del capitale sociale rap
presentato da azioni con diritto di voto) la multiutility
quotata leader nel Nord-Ovest che opera nei settori
dell’energia elettrica, del gas, del teleriscaldam
ento, dei
servizi idrici e energetici.

2)
PICTET ASSET MANAGEMENT LTD
Pictet & Cie, con sede a Ginevra Route des Acacias
60 CH-1211
Geneva 73, è considerata una delle maggiori banche
di gestione patrimoniale indipendenti d’Europa. La
Banca distribuisce in tutto il mondo una vasta gamm
a specializzata di oltre 100 fondi di investimento,
molti
dei quali sono stati premiati da primarie pubblicaz
ioni del settore e agenzie di rating per le loro
performance.
Quindi il Gruppo gestisce il proprio azionariato at
traverso la collocazione di Fondi di
investimento e chi è il vero proprietario delle azi
oni non è noto.
3)
FINANZIARIA CITTÀ DI TORINO
holding in capo al Comune di Torino
 A questa finanziaria il Comune di
Torino conferisce la proprietà di alcuni asset comu
nali per poi proseguire con parziali privatizzazioni
4)
INVESTITORE RETAIL
È un operatore in beni di investimento che si muov
e per conto proprio,
investendo il proprio patrimonio senza avvalersi de
ll'intermediazione gestionale di altri soggetti. In
allegato
A da pag 4 a pag 6 l’elenco dei Fondi di investimen
ti che hanno partecipazioni in IREN.
Tra questi, se non
c’è stata una cessione post referendum, va citato i
l Fondo Amber Capital con sede alle Isole Cayman già
oggetto di diverse interrogazioni,
Quindi per capirci: IREN conosce tutti i suoi soci?
Chi c’è dietro questi Fondi? A chi vanno i profitt
i di IREN
che, fino a prova contraria, è al 51% pubblica?
Per inciso sulla vicenda c’è già stata un’interroga
zione da
parte di Antonio Bruno e di Manuela Cappello.
 Statuto IREN 
 A norma dell’ART. 10 Limiti al possesso azionario e
identificazione degli azionisti: 

10.4 La società può richiedere agli intermediari, t
ramite la società di gestione accentrata delle proprie
azioni, i dati identificativi degli azionisti unita
mente al numero di azioni registrate nei loro conti
ad una
determinata data.
Va osservato peraltro che il fatto di detenere il 5
1% di una società partecipata non è affatto, per i soci
pubblici, garanzia di influire effettivamente sulle
scelte strategiche di gestione, sia perché il potere
decisionale passa attraverso meccanismi di know-how
che anno dopo anno, a partire dalla privatizzazione,
gli enti locali giocoforza perdono, sia perché l’au
tonomia dell’ente è molto limitata dal rispetto delle
condizioni poste al momento dell’ingresso del socio
privato (ad esempio, nel bando di gara) e, con essa,
sono limitate le possibilità di perseguire effettiv
amente il pubblico interesse. 

Qualche domanda.
62
Si assiste alla
“trasformazione del ceto politico locale in una asso
ciazione di capitalisti, che detiene e
gestisce società multinazionali impegnate a fare pr
ofitti dovunque nel mondo”;
era questo il compito che i vari consigli comunali
e/o provinciali avevano affidato alle Multi utility
?
Perché i servizi essenziali per il cittadino come i
rifiuti o l’acqua sono gestite da società esterne
e non
direttamente dai Comuni?
Perché i costi di amministratori delegati, consigli
eri di amministrazione, presidenti, eccetera, eccet
era, di
queste multiutility sono scaricati sulla comunità s
otto forma di aumento delle tariffe?
Perché quotare in Borsa società che operano in regi
me di sostanziale monopolio partecipate dagli stessi
clienti a cui forniscono i servizi?
Se queste multiutility dovessero fallire i debiti c
hi li pagherà? I Comuni già indebitati? Al posto delle
economie di scala, i maxi
debiti di scala ?
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